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Mi presento. Sono una biologa specializzata in Scienze dell'Alimentazione e da più di venti anni mi occupo di alimentazione infantile.
Perché ho scelto di occuparmi dei bambini?
I bambini sono magici ed hanno dentro di sé una grande capacità di apprendere se gli adulti riescono ad aprire lo scrigno del loro cuore. Questo blog intende dare ai genitori le informazioni nutrizionali per far crescere i loro figli perché da adulti siano querce robuste che resistono alle intemperie. Cominciamo con dieci articoli di informazione nutrizionale, sperando che questi possano essere da spunto per approfondimenti e dibattiti. Naturalmente, tali articoli hanno valenza scientifica e non puramente divulgativa.

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Alimentazione e sport nell’età dello sviluppo

Nell’età dello sviluppo la dieta per chi fa sport, per quanto possa sembrare strano, non differisce in alcun modo da una normale dieta sana ed equilibrata, con l’unica differenza che nel caso di attività fisica diventa ancora più importante seguirla. Vediamo brevemente perché.

Quando i muscoli lavorano determinano un innalzamento della spesa energetica legato alla durata e all’intensità dello sforzo e  rilascio di calore dovuto alla produzione di energia. Ciò determina un aumento assai significativo della temperatura corporea, che viene compensato dalla sudorazione, mediante cui, come noto, si perde una gran quantità di sali minerali che è necessario reintegrare.

Ma come fa il nostro corpo a produrre energia? Ciò in gran parte avviene tramite carboidrati e lipidi. Nel caso dei carboidrati, ad esempio, le riserve, che si ritrovano sotto forma di molecole molto grandi quali il glicogeno epatico e muscolare o il glucosio presente nel sangue, attraverso il metabolismo anaerobico risultano essere la più importante fonte energetica del muscolo che lavora intensamente ma per poco tempo: quanto più aumenta la durata dell’esercizio, tanto più aumenta l’ossidazione dei carboidrati necessaria a ricavare energia.

Al contrario, quando l’attività fisica e lo sforzo dei muscoli si protraggono nel tempo, se sono presenti i carboidrati necessari ad avviare il metabolismo dei lipidi, il metabolismo aerobico a partenza da questi ultimi diviene la fonte di energia prevalente per le cellule muscolari, il cui sviluppo, nell’adulto, può essere favorito dall’assunzione di proteine.

Per quanto riguarda l’alimentazione dei piccoli sportivi, invece, è utile ricordare che nell’età evolutiva non è assolutamente indicato aumentare l’apporto proteico poiché la conseguenza, apparentemente paradossale, sarebbe solo un aumento di peso dovuto all’aumento di tessuto adiposo e l’incremento della quota di urea, che solleciterebbe indebitamente a svolgere un maggior lavoro fegato e reni.

Del tutto diverso il discorso per l’acqua, che, per fare un esempio, un bambino sui 40 kg dovrebbe assumere venti minuti prima dell’attività fisica nella quantità di circa 250 ml, durante l’attività ogni 15/20 minuti di circa 120/180 ml, e immediatamente dopo l’attività 500 ml per ogni 500 grammi di peso perso.

Forte correlazione fra la famiglia e l’obesità infantile

Nel 2004 uno studio comparso sul Journal of Pediatrics ha messo in evidenza come ci sia una forte correlazione fra abitudini familiari e rischio di obesità infantile.

Lo scopo di tale studio era appunto accertare l’esistenza o meno di tale correlazione e lo stabilimento della sua importanza in termini quantitativi.

I risultati, che molti genitori potrebbero non accogliere con particolare favore, furono i seguenti: il fattore di rischio maggiore risultava sicuramente il sovrappeso dei genitori; seguivano la scarsa preoccupazione mostrata dal genitore rispetto alla magrezza o meno del figlio, i classici capricci di fronte a piatti considerati non ghiotti e infine un minor tempo dedicato al sonno.

È chiaro che tutti quanti questi fattori di rischio implicano negligenza o cattiva educazione da parte del genitore, perché certo non si può imputare al bambino di sentirsi in salute e senza problemi se la madre o il padre, da cui prende esempio e sicurezza interiore, sono in sovrappeso quanto e come lui.

Ci sono stati anche degli studi che hanno dimostrato come l’obesità infantile sia fortemente correlata con lo strato sociale di appartenenza del bambino sottolineando come quanto più si va in basso nella scala della società tanto più è alto il rischio di riscontrare livelli allarmanti di obesità nei bambini.

Va sottolineato che ciò corrisponde non solo alle condizioni economiche della famiglia in questione, ma soprattutto a quelle culturali. Cioè, meno la famiglia è composta da soggetti istruiti e culturalmente carenti, tanto più alta è la possibilità di avere figli obesi. Altro problema, piuttosto frequente, è che i genitori possono non condividere in assoluto o per certi aspetti la preoccupazione per la nutrizione del bambino.  

Oppure ci può essere la situazione in cui il bambino deve confrontarsi con la separazione di mamma e papà, che talvolta estendono il terreno della conflittualità anche all’àmbito dell’educazione alimentare, giocando sull’ambiguità e comunque sul tentativo di indebolire e peggiorare agli occhi del figlio la figura dell’altro genitore.

Obesità infantile in aumento. Come deve reagire la famiglia?

Negli ultimi trenta anni l’obesità dei bambini è aumentata velocissimamente, tanto che alcune recenti stime parlano di almeno un 40% di tutti i bambini affetti da sovrappeso o addirittura da obesità. Dati di fatto che, peraltro, non accennano a diminuire e sono al contrario in costante aumento.

Come noto, il sovrappeso e l’obesità aumentano notevolissimamente il rischio di sviluppare patologie cardio-vascolari, diabete e altre malattie croniche. Non si tratta pertanto solo di un problema estetico. Quali sono le cause di questa nuova epidemia che colpisce i nostri figli? Non sorprendentemente, le cause risultano essere essenzialmente due: diminuito esercizio fisico in favore di uno stile di vita sempre più sedentario e dall’altra parte un enorme aumento dell’apporto calorico giornaliero, spesso mediante alimenti con pessime qualità nutrizionali, come ad esempio le merendine confezionate.

Poiché sono entrambe cause comportamentali, quindi, è evidente la grande importanza rivestita dalla famiglia, che ha il potere di stimolare e nel tempo stabilire un approccio nutrizionale corretto attraverso l’esempio dato dai genitori. Genitori che certamente avranno avuto a che fare più di una volta col fenomeno del cosiddetto snacking, ovverosia l’assunzione di alimenti ad alto contenuto energetico in orari lontani dai pasti normali. Tale abitudine è particolarmente dannosa perché, oltre a poter far ingrassare il bambino a dismisura, porta con sé un messaggio di anarchia nutrizionale, assolutamente deleterio visto che i corretti comportamenti alimentari si apprendono a partire dall’infanzia e con l’avanzare dell’età diventa sempre più difficili cambiarli.

Se quindi l’obiettivo è quello di indurre i bambini a fare più esercizio fisico e a ridurre l’apporto di cibi troppo calorici, è necessario anche ammettere  che queste due “svolte” sono per il bambino da solo un ostacolo troppo grande da superare senza l’aiuto della famiglia. Cosa significa questo, in conclusione? Che per far sì che i propri figli imparino a mangiare sano è assolutamente necessario che mamma e papà facciano altrettanto dando il buon esempio. Diversamente, il bambino resta esposto a un rischio molto di diventare obeso.

Piccoli sportivi e doping, quali rischi?

Esistono testimonianze di doping che hanno coinvolto bambini anche in età molto precoce, vale a dire fra i sette e gli otto anni. Ma le dimensioni maggiori il fenomeno le raggiunge nell'età dell'adolescenza, periodo in cui si registra un consumo piuttosto alto di sostanze comunemente ritenute innocue come creatina e amminoacidi ramificati in generale. Rispetto a questi due esempi, le cose da ricordare sono essenzialmente tre: primo, tanto la creatina che gli aminoacidi, anche per chi fa intensa attività sportiva, sono normalmente reperibili mediante una normale dieta; secondo, considerato che l'adolescenza è a tutti gli effetti ancora un periodo di accrescimento, gli eventuali effetti collaterali sono, per quanto riguarda la creatina, di non poco rilievo: disidratazione, crampi muscolari, disturbi gastrointestinali, compromissione delle funzionalità renali, complicazione che può aversi anche con la sola somministrazione di aminoacidi. Molti ricercatori, probabilmente a ragione, già da tempo mettono in dubbio la reale efficacia di creatina e aminoacidi nel miglioramento della bioenergetica, soprattutto nel caso in cui l'attività sportiva in questione sia caratterizzata prevalentemente da uno sforzo anaerobio. Come se non bastasse, non esistono neppure dati certi ed accettati in modo unanime dalla comunità scientifica riguardo all'innocuità di creatina ed aminoacidi. Addirittura, si è ipotizzato che la creatina possa agire come fattore di crescita tumorale, peraltro inibendo la produzione naturale dell'organismo di creatina stessa con l'effetto di aumentare la produzione di ossido nitrico, nocivo per i tessuti. Leggermente migliore ma non di molto la situazione per gli aminoacidi: non è ancora stato provato l'effetto negativo ipotizzato avuto sulla funzionalità renale ed epatica, anche se è al contempo ne è stato escluso in assoluto la capacità anabolizzante, cioè di incrementare indebitamente la massa muscolare. E' evidente che parlando di creatina e di aminoacidi mi sono voluta limitare ai casi meno gravi edeclatanti, escludendo sostanze, quali ad esempio il nandrolone, di cui sono arcinoti effetti collaterali e pericoli generali. Quel che mi interessa qui sottolineare, in conclusione, è che gli integratori molto raramente risultano necessari e che in ogni caso è bene non assumerne in assenza del controllo medico. La cultura dello sport non dovrebbe poi fondarsi su quella della prestazione a tutti i costi, anche a quello altissimo di compromettere la propria salute. Piuttosto dovrebbe svilupparsi intorno al valore della lealtà nella competizione. E di certo il doping non c'entra nulla.

Alcol in gravidanza e ritardo dello sviluppo cerebrale

Uno studio pubblicato sul Journal of Pediatrics ha dimostrato definitivamente (se ce ne fosse stato bisogno) che per la donna in gravidanza bere alcol è qualcosa capace di produrre danni irreversibili o a lungo termine sullo sviluppo neurologico del nascituro. Partendo dal fatto che la presenza nel meconio, il materiale interno all'intestino fetale, di esteri etilici, indicava inequivocabilmente che la madre aveva assunto alcol, è stato possibile accertare che ciò rappresentava sempre un indicatore di serio rischio neurologico per i neonati di sei mesi e mezzo, un anno e due anni di età. Ciò significa che se una donna in gravidanza beve alcol, il rischio di incidere in modo assai negativo sulla salute mentale del figlio è più che concreto. Ecco perché, quindi, è sicuramente meglio evitare per tutti i nove mesi di gravidanza di assumere anche piccole quantità di alcol e di evitare gliHappy Hour... comportamenti che possono indubbiamente rappresentare un sacrificio e che purtuttavia sono consigliabili per ridurre al minimo o possibilmente a zero il rischio di avere un figlio che in futuro svilupperò seri problemi comportamentali e di apprendimento. Una volta si diceva, anche alla donna in gravidanza, “Bevi vino che fa buon sangue!”. Ma oggi la scienza ufficiale sconsiglia caldamente di introdurre alcol sotto forma di vino, aperitivo e alcolici di ogni genere. Il periodo della gravidanza è il momento cruciale per investire nella salute del bambino. Il novanta percento della qualità di vita del bambino è deciso durante la gestazione, il dieci percento dipende dallo stato di salute della madre al momento in cui intraprende la gravidanza. Prima, quindi, sarebbe auspicabile mettere in atto un deciso miglioramento del proprio stile di vita rispettando una dieta equilibrata, abbandonando le cattive abitudini quali il fumo e cercando, se possibile, di consumare cibi senza additivi chimici. Può sembrare banale, ma credo sia comunque utile ricordarlo: al di là dell'alcol, che, lo ripeto, va assolutamente evitato, la salute del bambino è direttamente e molto fortemente correlata con quella della madre. Una madre forte e sana farà nascere un figlio forte e sano.    

Gravidanza, alimentazione e stili di vita fanno la differenza

Uno studio scientifico molto recente, dell’ottobre del 2012, dimostra ancora una volta l’importanza dello stile alimentare e di vita per lo stato di salute generale in riferimento al periodo della gravidanza. È stato provato, infatti, che c’è un’associazione piuttosto forte fra un migliore sviluppo mentale e psico-motorio nei bambini e una gravidanza in cui il livello di Vitamina D3, circolante nella madre era più alto della media. Il migliore sviluppo mentale e psico-motorio è stato misurato da vari psicologi, specialisti dell’età dello sviluppo. Ciò conferma che lo stato nutrizionale della gestante è di fondamentale importanza per un corretto sviluppo del feto, in questo caso con effetti di particolare rilievo sul sistema nervoso.Ecco perché diviene cruciale che le future madri siano rese pienamente consapevoli di come il loro modo di mangiare possa avere un’influenza decisiva sulla salute cerebrale del nascituro. Basti, in proposito, guardare a ciò che succede nei Paesi affetti in massa da malnutrizione, dove chi nasce spesso già affetto da gravi patologie neurologiche. Ma perché all’inizio abbiamo parlato di stile di vita e dieta? A costo di essere noiosi, vale la pena di spiegarlo nel dettaglio. La Vitamina D3 al centro dello studio scientifico citato poco fa si forma all’esposizione della cute alla luce del sole, senza cui una sua carenza è praticamente certa. E considerato che oggi viviamo e lavoriamo in grandissima parte al chiuso e che l’unica occasione di stare al sole è offerta dalle vacanze, per un media di quindici, venti giorni all’anno, è evidente che moltissime future madri potrebbero trarre significativi benefici per sé e per il proprio figlio se solo sapessero quanto il sole, grazie all’accresciuta formazione di Vitamina D3, potrebbe aiutarle. Gli alimenti che ne offrono un apporto più che soddisfacente sono l’olio di fegato di merluzzo, il burro, il fegato, il latte intero.

Allattare al seno, un nuovo studio conferma che è meglio

Secondo un articolo di recente pubblicato sul Journal of Pediatrics (settembre 2012), l'uso del biberon potrebbe indurre nel bambino, durante i primi quattro mesi di vita, un restringimento del piloro, valvola di uscita dello stomaco. Sebbene lo studio non abbia valore di prova perché condotto su un grande ma insufficiente numero di casi, è stato possibile concludere che, fra i soggetti coinvolti nello studio, i bambini allattati col biberon presentavano un rischio quasi cinque volte maggiore di sviluppare il restringimento del piloro rispetto ai bambini che invece erano stati allattati al seno. Tale evidenza scientifica è tuttavia sufficiente a corroborare ulteriormente l'ipotesi secondo cui l'allattamento esclusivo al seno, nei primi mesi dalla nascita del bambino, sia da preferirsi alle alternative. Questo studio, quindi, pare incoraggiare la pratica mediante cui più bambini possibile possano avere il latte materno dal momento che, come noto, ciò rappresenta un grande vantaggio dal punto di vista neurologico, fisico e, naturalmente, anche psicologico. A favorire l'allattamento al seno, oggi in moltissimi ospedali è disponibile per le neomamma il Rooming, cioè madre e bimbo sono sin da subito nella stessa stanza. Oltre a questo, una delle tante ragioni per cui credo che l'allattamento al seno è sicuramente preferibile a quello artificiale è la presenza nel latte materno di colostro, liquido ricchissimo di proteine, in particolare di immunoglobuline. Sostanze - ancora non riproducibili in laboratorio - che il bambino può assumere a pochissime ore dalla nascita, dotandosi di una prima difesa immunitaria dall'ambiente. Riassumendo, quindi, l'allattamento al seno non solo garantisce una significativa diminuzione del rischio di far ammalare il vostro bambino di restringimento del suo piccolo stomaco, ma anche un migliore nutrimento in generale: il latte materno per nutrienti risulta nettamente superiore a quello artificiale, e la scienza come abbiamo visto lo conferma.

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